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Aldo Moro: la scuola e la cultura come valori fondanti

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Ospite del “Salone del libro per ragazzi” Giorgio Balzoni, giornalista e scrittore, già vice direttore del TG1, autore della pubblicazione “Aldo Moro Il Professore” edito da Lastaria Edizioni. Diversi sono stati gli spunti interessanti, uno su tutti, l’importanza che Moro dava ai giovani.

Fu Ministro della Pubblica Istruzione tra il maggio 1957 e il febbraio 1959, con il merito di introdurre l’educazione civica come materia di insegnamento nelle scuole medie, ritenuta indispensabile per trasformare i bambini, fin dai banchi di scuola, in cittadini democratici e consapevoli ma soprattutto capaci di interpretare e realizzare una società aperta, plurale e democratica. L’attenzione alle esigenze delle studentesse e degli studenti, insieme all’ascolto dei problemi dei giovani, accompagnavano in modo costante l’attività di Moro anche durante i momenti di massimo impegno politico e istituzionale come Presidente del Consiglio nel periodo del centro-sinistra “organico” (1963-1968) e negli anni dei governi di solidarietà nazionale (1976-1978). Uomo politico capace di coltivare strategie di ampio respiro, con lucida sensibilità avvertiva la maturazione di una gioventù che voleva sentirsi protagonista delle dinamiche della società e comprendeva il crescente fenomeno del disagio giovanile.

Il dialogo e il confronto con i giovani era un punto fondamentale per Moro, alimentato anche grazie alla sua professione di docente universitario intrapresa negli anni ’30  e proseguita fino al giorno del suo rapimento – quando nell’auto abbandonata venne ritrovata, tra le carte scompaginate, anche la tesi di laurea di uno dei suoi tanti studenti che aveva educato e formato al riconoscimento dell’altro e alla ricerca del bene comune nel segno di una profonda umanità. Il suo insegnamento e la sua testimonianza, ancora oggi attuali per rispondere alle sfide della società contemporanea, scuotono la coscienza di quanti hanno a cuore la sorte dei ragazzi e dell’Italia. La comunità educante ha il dovere di riflettere sul ruolo dell’istruzione, dell’educazione e della formazione per una scuola del rispetto reciproco e per una società fondata sui diritti inalienabili dell’uomo. Moro era un leader, in cui il Paese si riconosceva, conosceva la sua trasparenza, la sua integrità, la sua capacità di interpretare i cambiamenti in atto. Spesso nei suoi interventi egli esprimeva l’urgenza di coltivare ogni giorno nelle istituzioni e nella coscienza della gente i valori di libertà e democrazia. In quei mesi, si apriva una grande stagione politica, e Moro ne era protagonista insieme ai capi di altri partiti, che gli riconoscevano la statura umana, culturale e politica. Purtroppo il suo venir meno ci dice quanto la sua figura fosse importante: è stato ucciso perché non si voleva che egli influisse sul futuro politico dell’Italia.

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