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Daniele Nardi, eroe pontino

Tragedia sul Nanga Parbat. Individuati a 5900 metri d’altezza i corpi senza vita degli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard. L’ultimo contatto con i due domenica 24 Febbraio a 6300 m.

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Daniele Nardi voleva scalare il Nanga Parbat e voleva farlo alla sua maniera, attraverso lo Sperone Mummery, dal nome dell’alpinista inglese che fu l’unico che tentò – 117 anni prima di Daniele – di scalare la montagna passando per quel tratto roccioso. Gunther Messner, fratello del più noto alpinista Reinhold, era morto proprio su quello sperone nel 1970 scendendo dalla vetta del Nanga Parbat.

Erano già diverse volte che Daniele tentava, sia in gruppo che in solitaria, la scalata della montagna. Una volta fu davvero molto vicino alla meta, quando Ali Sadpara, che era insieme a Daniele e ad Alex Txikon, iniziò a mostrare i sintomi di un edema cerebrale per cui i tre decisero di tornare a valle. Una beffa per Daniele, sebbene quella volta non si passò per lo sperone, così importante per lui.

Il senso di gratitudine verso quella montagna era davvero molto grande, tant’è che l’ultima volta vi lasciò un messaggio in bottiglia che recita: “Alone, in winter, is not possible, by fair means, thanks to have inspired me. D.N.”

Daniele Nardi (nato a Sezze il 24 Giugno 1978) era visto come una mosca bianca nel panorama dell’alpinismo professionale. Questo per via delle sue origini, come da lui ricordato in un’intervista rilasciata nel 2016 a Buongiorno Latina Pagine in Libertà.

La passione però è sempre stata più forte dei pregiudizi. Daniele, partendo dalla pianura pontina (che portava sempre nel cuore), fu il primo alpinista in assoluto, nato al di sotto del Po, ad aver scalato l’Everest e il K2.

Dalla scalato del Cho Oyu (sesta montagna più alta al mondo), toccando per la prima volta la quota degli 8000 m, non si è più fermato. Per Daniele la montagna era metafora della vita e ed era la sua vita, soprattutto ora che il suo corpo rimarrà sulla montagna in attesa un giorno di essere recuperato.

In questi giorni c’è chi pensa che Daniele Nardi sia stato un eroe; chi un folle ossessionato. Non era un’ossessione ma un sogno, una sfida con sé stesso, un’idea. 

Daniele lascia un vuoto nel cuore e un esempio per tutti. 

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