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La sottile leggerezza dello streaming

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La sottile leggerezza dello Streaming

Il mondo oggi è cambiato molto più di quanto immaginiamo, si è trasformato, modificato, condizionato e con esso abitudini, stili e cultura ne hanno seguito il passo.

Una celebre canzone anni ’80, “Video killed the radio star”, ironizzava su come le star della televisione “uccisero” di fatto quelle della radio, perché la magica scatola quadrata prese il sopravvento sui semplici apparati in radiofrequenza.

Delicata metafora, che, ironicamente lascia spazio a più di una riflessione ed al tema che vado ad introdurre…

La tecnologia oggi, lo sappiamo bene, ha avvicinato le persone e ne ha ridotto le distanze, tuttavia certi vantaggi e comodità ci hanno, a mio avviso, allontano da un certo uso di mezzi più o meno culturali: si legge, purtroppo, di meno (Soprattutto in Italia il trend è decisamente sotto la media europea), i film non si noleggiano più (Ormai scomparse quasi tutte le videoteche), il cinema perde spettatori, tutto insomma, è diventato digitale, impalpabile e liquido, termini oggi comuni di ciò che non ha più la struttura fisica di un supporto concreto.

Essa non ha età, confini, etnie, perché chiunque oggi possieda una connessione ad internet può tranquillamente connettersi con il mondo, dove suoni, musiche ed immagini sono ormai istantanee visualizzabili su di un palmo di mano.

Tutto questo universo di elementi digitali prende il nome di “Streaming”, ovvero quella capacità di trasmettere contenuti audio/visivi in modalità compressa attraverso reti, segnali radio o supporti con l’utilizzo di una molteplicità di codec, ovvero di un programma in grado codificare le informazioni per renderlo poi leggibili da vari strumenti.

Esistono così tanti codec che sono solo pochi appassionati ed addetti ai lavori sanno ben distinguere e comprenderne il funzionamento o la loro logica.

Indubbiamente, nessuno deve necessariamente conoscere l’esatto funzionamento di una apparecchiatura o di come sia stata costruita per utilizzarla, ma il concetto è questo!

Questa capacità di trasmissione o streaming, attraverso i suoi codec sono divenuti termini di uso comune per una molteplicità di utilizzi, ma la mia riflessione verte proprio su questo, non esiste tecnologia che possa farci rinunciare, alle emozioni autentiche e genuine della semplicità di una canzone ascoltata con un mezzo analogico come un disco al vinile, ogni nota, ogni difetto di un mondo analogico che oggi è improponibile con gli artifici digitali attuali!

La giusta amplificazione che ne sappia esaltare al massimo l’espressione sonora, forse un tempo ascoltare musica era più complesso ed elaborato dei supporti e mezzi portatili di oggi, ma i gruppi musicali si ingegnavano a trovare nuove sonorità senza la necessità di ausili e trucchi digitali, tutto era più autentico e la qualità più genuina!

Il piacere di sfogliare un libro con le sue pagine fatte di carta, immedesimandosi nel protagonista e volando con la fantasia all’interno della storia, inchiostro impresso su carta che rendono magiche ogni singola lettera e parola… A mio avviso tutto questo non può essere replicato con l’uso di un e-book o altro mezzo digitale per leggere…

Impossibile, poi, non sognare un film nel magico buio di una sala cinematografica, il profumo dei popcorn, il rumore del proiettore che trasporta le immagini che magicamente volano e si compongono verso uno schermo bianco, ci apre un mondo verso una storia di pura finzione, ma che ci trasmette emozioni autentiche, in cui piangere per una scena romantica o drammatica, consuetudine di un animo che si immedesima nei protagonisti della storia…

Gli stessi supporti fisici che si sono evoluti negli anni, dalle analogiche ed ingombranti VHS che vinse sui tanti formati che negli anni settanta cercarono di imporre il primo sistema home video per visionare e registrare, passando poi per DVD VIDEO, BLU RAY ed in ultimo il recente ULTRA HD 4K, supporti ad alta definizione, che senza compressione, con una qualità elevata, offrono immagini e suoni ad alto livello.

Basti pensare che un Blu Ray contiene circa 42 GB. di dati audio/video e quasi 70/80 GB. Li contiene un disco ULTRA HD, dove oltre il film di base troviamo contenuti speciali, dietro le quinte, più tracce audio e quanto altro possa arricchire la normale visione del solo film, sono nulla se paragonate ai film (E’ solo quello) trasmessi in streaming, da servizi celebri come NETFLIX, ma che propongono il loro materiale in pochi giga byte di dati, senza contare che bisogna avere una buona connessione di rete.

Il mezzo è indubbiamente più economico e pratico, ma certe produzioni audio/visive richiedono a mio avviso, la massima espressione tecnica possibile per essere apprezzata al meglio, soprattutto per quei contenuti di un certo valore artistico e tecnico.

D’altronde il mio è solo u punto di vista….

Ritengo, però che l’emozione umana sia costruita su sentimenti straordinari, stimoli meravigliosi che trascinino oltre ogni limite della nostra immaginazione e fantasia e ci apra verso una passione sempre più forte…. Ogni opera, in fondo, porta con sè messaggi profondi ed incredibili…

Potremmo applicare il medesimo concetto nell’arte, vedere un’opera dal vivo non ci permette di apprezzarla e valorizzarla al meglio rispetto alla visione offerta da una fredda immagine impressa sul monitor di un computer…

Uno studio ha inoltre approfondito come una buona musica, una bella lettura o un buon film, magari proposti nelle migliori condizioni descritte sopra, siano un forte stimolo positivo per la ghiandola pienale, quella minuscola struttura posta all’interno del cervello, regolatrice del pensiero e del nostro ritmo vitale grazie allo sviluppo e produzione di melatonina.

Essa è anche considerata come sede dell’anima di ogni individuo ed opportunamente stimolata trasmette sensazioni incredibili, proprio se stimolata dagli elementi di cui stiamo parlando…

Questo perché certi stimoli, se corretti, elevino frequenze, come lo sono le produzioni audio/visive, emozioni di pura energia che trasportano il nostro corpo ed il nostro pensiero ad una migliore condizione mentale e fisica.

Possono sembrare concetti quasi spirituali, ma la qualità di certe esperienze come le ho descritto nei miei esempi, danno valore e corpo a ciò che purtroppo stiamo perdendo o meglio, limitando con le nuove tecnologie di streaming.

Non condanno certe queste evoluzioni tecnologiche di cui, io stesso, come tutti, oggi facciamo uso, ma dovrebbe sempre esistere un equilibrio, una forza di compromesso per sfruttarle al meglio senza privarci di quelle emozioni e di quei mezzi che rendono ascoltare un brano musicale, leggere un libro o vedere un film una autentica magia da godere a pieno con tutto noi stessi.

Questa dimensione oggi, definita liquida, incorporea ed astratta… Ha generato anche aspetti non positivi sull’ambiente, dimostrando come lo streaming digitale abbia generato problemi di forte impatto ambientale.

Una ricerca congiunta delle università di Glasgow ed Oslo, che hanno analizzato l’impatto della musica in streaming, ha determinato una prospettiva puramente ambientale. I dati sull’inquinamento da streaming sono preoccupanti: gli Stati Uniti, per esempio, producono da soli più del doppio dei gas serra prodotti dal mondo intero.

I ricercatori delle due università hanno creato una tabella che tiene conto della quantità di gas serra rilasciati nell’ambiente per la produzione e l’ascolto della musica nel corso di varie decadi. Si parte dagli anni 70, quando ovviamente non esisteva lo streaming e a farla da padrone era la produzione dei vinili. Secondo la ricerca in quegli anni l’industria musicale produceva circa 140 milioni di chilogrammi di gas serra all’anno. Arrivano gli anni 80 e i vinili cedono il passo alle musicassette, e questo valore scende a 136 milioni di chilogrammi, grazie ad una leggera diminuzione del materiale plastico utilizzato.

Gli anni 90 e 2000 sono gli anni dei CD, si vende sempre più musica e si utilizza sempre più materiale plastico, e la quantità di gas serra rilasciati nell’ambiente sale a quasi 160 milioni di chilogrammi.

 

Poi arriva la rivoluzione della musica liquida, prima con gli MP3 e poi con i servizi di streaming. I CD venduti sono ormai una rarità, e l’utilizzo di materiale plastico è a minimi termini. La quantità di gas serra sarà scesa di conseguenza, penserete voi. E invece no, solo negli Stati Uniti l’industria musicale produce più di 350 milioni di chilogrammi di gas serra, quasi il triplo di quello che produceva il mondo intero negli anni 70.

 

L’aumento vertiginoso della produzione di gas serra a causa dei servizi di streaming è ovviamente connesso all’enorme consumo di energia elettrica relativo al funzionamento dei server.

Non esiste quindi, il giusto compromesso, la tecnologia oggi ci offre molti vantaggi, ma a volte bisogna magari guardarsi indietro e ricordare da dove tutto sia incominciato e permettetemi di dirvi che, non vi è soddisfazione più grande di avere ancora domani quel pezzo di plastica in mano che ci trasmetterà emozioni senza limiti…

Dario Valeri