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14 PER SEMPRE

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Betondorp, quartiere nella periferia di Amsterdam. Manca poco al tramonto, e come accade in ogni altra parte del mondo, appena la luce cala, i bambini ridanno il pallone al proprietario e tornano a casa. E tra tutti i bambini che in quel momento smettono di giocare, ce ne è uno che cambierà per sempre il modo di tirare i calci al pallone. Il suo nome è Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan. Tra poche ore sarà il suo decimo compleanno, il 25 Aprile 1957. Johan quel 25 aprile entrerà a far parte delle giovanili della squadra di Amsterdam, l’Ajax. Il calcio, quel 25 aprile di 60 anni fa, cambierà per sempre.

La costruzione del mito

Johan non era uno di quelli che portava il pallone per giocare. La sua famiglia aveva un negozio di frutta e verdura e abitavano in una abitazione popolare, le necessità erano altre. Nel padre, aumentava la speranza di poter vedere suo figlio realizzare il suo sogno, ogni volta che aveva la possibilità di vederlo destreggiarsi con gli amici nelle strade di Amsterdam. Il destino però gli tolse l’opportunità di vedere anche solo l’esordio in prima squadra di suo figlio. Morì nel 1959 per un attacco cardiaco e le conseguenze economiche per la famiglia Cruijff furono forti, ma anche grazie a Johan, alla madre fu offerto un doppio posto di lavoro proprio nell’Ajax. D’altronde il ragazzo di Betendorp si era fatto amare fin da subito dallo staff. Sempre composto, mai fuori dalle righe, spesso riceveva i biglietti in regalo per andare a vedere le partite allo stadio. Anche se i suoi 74 gol al suo primo campionato nelle giovanili sarebbero bastati a convincere il presidente ad aiutare lui e la sua famiglia il più possibile per farlo rimanere. A quattordici anni vince il suo primo campionato con le giovanili, categoria allievi. Johan è stato un precursore nel calcio, ha visto cose che senza di lui si sarebbero viste 20 anni dopo, e anche nel pieno dell’adolescenza inizia a fare cose diverse dagli altri. Decide di indossare la numero 14, proprio perché a quell’età vinse il suo primo trofeo. Scelta particolare perché la prassi prevedeva d’indossare un numero compreso tra l’1 e l’11 per i titolari di una squadra di calcio, tanto da essere considerata dal resto dell’Europa una scelta pacchiana e una caduta di stile. Il 15 novembre 1964 esordisce in prima squadra, e una settimana dopo realizza il primo goal con la maglia dei lancieri.

Il Calcio Totale

Nella stagione 1964-1965 l’Ajax rischiava la retrocessione. Nel calcio moderno siamo abituati a vedere cambi di allenatori molto frequentemente, ma nel passato ciò non accadeva con tale facilità. La situazione precipitò dopo una sconfitta nel klassieker contro i rivali del Feyenoord, dove i giocatori di Rotterdam segnarono 9 goal nella partita più sentita d’Olanda. E allora cambio fu. Via Vic Buckingham, allenatore che fece esordire Johan e che lo seguì fin da piccolo personalmente per migliorare la sua struttura fisica, dentro Rinus Michels, storico ex attaccante dei lancieri, che dal giorno in cui si sedette su quella panchina, legò il suo nome a quello di Cruijff e all’Olanda intera: nasceva il “totaalvoetbal”, il calcio totale. Spiegare che cos’è stato il calcio totale è complesso, ma non nella definizione, perché essenzialmente è stato uno stile di gioco, un modo di occupare le varie zone del campo. La complessità sta nel seguire la logica dietro il movimento di ogni singolo giocatore, mirato a occupare le zone che venivano lasciate scoperte dai compagni mentre attaccavano. Ogni giocatore non aveva più un ruolo esatto, aveva solo dei compiti più specifici a seconda che fosse un difensore o un attaccante. Il concetto di sovrapposizione, di terzino fluidificante che da decenni sono alla base di tutti i moduli calcistici, derivano dal calcio totale. E Cruijff era il direttore d’orchestra. Il simbolo del calcio totale. Partiva arretrato, per poi spostarsi in qualsiasi punto della metà avversaria. Perfettamente ambidestro, elegantissimo nei suoi movimenti, combinava potenza di tiro con una velocità e cambio di passo disarmante. Aveva la capacità di dribblare l’avversario semplicemente spostando il corpo, facendo andare a vuoto l’avversario. Celebre la sua Cruijff’Turn, una giravolta sul pallone incrociando le gambe che spiazzava il difensore, sintesi dell’eleganza ed efficacia. Instancabile, aveva una tenuta fisica al di sopra della media, che lo portava spesso a ripiegare in copertura per andare a prendere lui stesso il pallone. Spiegava ai suoi compagni quando dovevano correre, dove dovevano correre e quando dovevano stare fermi. Spiegava cosa voleva dire creare e inserirsi nello spazio. Cruijff era semplicemente superiore. Tra il 1965 e il 1973 vince con l’Ajax 8 campionati nazionali, 5 coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale. Johan vinse inoltre 2 Palloni d’Oro, nel 1971 e 1973. Dopo questa serie di successi, collettivi e individuali, aveva sviluppato un temperamento da leader molto forte, che fu sia uno dei motivi per il quale si rese grande con l’Ajax, sia il motivo del suo addio ai lanceri.

Il Barcellona e il mondiale dell’Arancia Meccanica

La squadra di Amsterdam sceglieva il proprio capitano tramite i giocatori stessi. Nella stagione 1972-1973, Cruijff fu scelto per la prima volta ad indossare la fascia. Sarà lui ad alzare la Coppa Campioni del 1973, vinta contro la Juventus, facendo diventare il momento della premiazione iconico in quanto ricevette la coppa indossando proprio la maglia della squadra italiana, scambiata con la propria a fine partita. Ma durante il ritiro prestagionale del 1973, i suoi compagni non votarono per la sua conferma come capitano. Cruijff in quell’esatto momento decise il suo futuro. Lascerà l’Olanda. Sarà il Barcellona ad acquistarlo, facendo follie per portarlo in Catalogna, che da quattordici anni non vinceva il campionato e voleva il fuoriclasse olandese per togliere il titolo al Real Madrid, simbolo calcistico del regime Franchista. La trattativa fu talmente lunga che Johan iniziò la stagione con l’Ajax, a fine Agosto andò in Spagna, ma potè giocare solo ad Ottobre per problemi contrattuali. Riassunto dell’impatto che ebbe Cruijff sulla stagione del Barcellona: prima del suo esordio, il 28 Ottobre 1973, il Barça era penutima in classifica. Doppietta alla prima partita con il Granada, seguono 10 vittorie di fila. A Dicembre realizza un goal di tacco in volo contro L’Atletico Madrid, che gli vale lo storico soprannome di olandese volante. Il 16 Febbraio 1974 il Barcellona scherza con l’odiato Real Madrid. 5 a 0, Cruijff segna e incanta. Il Barcellona vincerà quel campionato, e Johan realizzerà 16 reti tra Ottobre e Maggio. La stagione calcistica aspetta ancora il suo pezzo forte, il Mondiale del 1974, il Mondiale dell’ Arancia Meccanica. Il perché di questo appellativo è da ricollegare all’Olanda e al suo calcio totale. La squadra allenata da Rinus Michels (che aveva seguito Johan a Barcellona, e decise di prendere contemporaneamente anche l’incarico della nazionale olandese) incanta in tutto il torneo. Il gioco è perfetto, i movimenti degli olandesi senza palla sono precisi come se fossero delle macchine. Al centro sempre Cruijff, star indiscussa della competizione. Il rapporto che però si era costruito tra il ragazzo di Amsterdam e la nazionale non era idilliaco. Alla sua seconda presenza assoluta con gli Orange fu espulso per un pugno all’arbitro, divenendo il primo calciatore olandese ad essere espulso nella storia della nazionale. Nell’Europeo del 1976 litigherà con il compagno di nazionale Willem van Hanegem, e la cosa comprometterà le prestazioni dell’Olanda, che si fermerà alle semifinali. Guidò la sua nazionale alle qualificazioni del mondiale 1978 per poi non prendervi parte. Si pensò per diatribe legate agli sponsor proprio con la federcalcio olandese, ma soltanto dopo anni lui stesso raccontò che subì un tentativo di rapimento che gli fece cambiare la concezione del calcio in rapporto alla vita stessa, e lo sport per lui passò in secondo piano. Nel Mondiale del 1974 l’Olanda espresse il miglior calcio, raggiungendo la finalissima contro i padroni di casa della Germania Ovest senza mai perdere, ma il destino degli Orange sul tema finali è sempre malevolo. Tre finali mondiali, tre sconfitte. Cruijff non vincerà nulla con la sua nazionale, anche se per consolarlo ci fu quell’anno l’arrivo del suo terzo pallone d’oro, il primo nella storia del trofeo a calare il tris.

Precursore dell’imprenditoria, icona per le nuove generazioni

L’episodio del tentativo di rapimento che subì Johan lo spinse molto vicino ad abbandonare l’attività sportiva. Prese un altro tipo di decisione, abbandonando solo l’Europa, per andare a sfruttare il nuovo eldorado, gli Stati Uniti. Cruijff è il primo esempio di giocatore che diventa l’industria di se stesso, il denaro è sempre una variabile importante nelle scelte dell’olandese volante, anticipatore della mentalità imprenditoriale che oggi domina il mondo del calcio. Appare spesso in promozioni televisive, nelle copertine dei vari quotidiani, ma soprattutto si lega in maniera quasi simbiotica con il suo sponsor: la Puma. Sfoggerà infatti una giacca caratterizzata da un enorme toppa targata Puma alla premiazione del suo primo Pallone d’Oro, nel 1971, oppure nel mondiale dell’Arancia Meccanica indosserà una maglia con sole due strisce parallele lungo le maniche, a differenza delle 3 di tutti i suoi compagni di nazionale, in quanto lo sponsor dell’Olanda nel 1974 era l’Adidas, e lui premeva per distaccarsi dalla concorrenza. Quando tornerà all’Ajax nel 1981, non si farà problemi a lasciare al termine della seconda stagione dal suo ritorno ai lancieri, sentendosi scaricato dalla nuova dirigenza, a favore dei rivali del Feyenoord, con cui vincerà il decimo campionato olandese della sua carriera. Nonostante abbia dato al calcio tramite le sue giocate e modo di intendere il gioco, il quantitativo di novità calcistiche maggiori derivanti da una singola figura nella storia di questo gioco, inizierà a ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera da giocatore nelle vesti d’allenatore. Partì dall’Ajax, facendolo tornare a trionfare in Europa dopo quattordici anni, per poi passare al Barcellona, dove diede inizio alla grande storia blaugrana.

Appena arrivato cedette 12 giocatori e ne acquistò 11. Con Cruijff in panchina il Barcellona otterrà risultati mai raggiunti prima: quattro campionati consecutivi, una Coppa Nazionale, una Coppa delle Coppe e la prima Coppa dei Campioni della storia del Barça. Tra la sua esperienza da giocatore e quella da allenatore ha influenzato profondamente le menti dei catalani con il suo gioco, tanto che tutt’oggi non sembra possibile vincere a Barcellona senza esprimere un bel gioco. Gli occhi dei tifosi sono ancora accecati da ciò che ha prodotto nel tempo il ragazzo di Betondorp. Johan morirà nel 2016 proprio a Barcellona, per un tumore polmonare, all’età di 68 anni. A lui oggi è dedicato lo stadio dell’Ajax, l’ex Amsterdam Arena, che quasi come un segno del destino, quando ricevette il cambio di nome, divenne teatro della rinascita Europea dell’Ajax, capace di eliminare prima il Real Madrid e poi la Juventus, squadre contro cui Cruijff ha fatto la storia per Barcellona e Ajax. Dal 2007 la maglia numero 14 della squadra di Amsterdam è stata ritirata, con la presa di coscienza che nessun giocatore che vestirà quella casacca avrà spalle tanto larghe da poter farlo con quel numero. Un numero anonimo nel calcio, che a differenza di tanti altri, come il 10, il 7, l’1, che hanno fatto la storia di questo sport, nessuno mai è riuscito a rendere nuovamente grande. Semplicemente perché il numero 14 è Cruijff, e come Cruijff non ne sono più passati.