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ABBIAMO BISOGNO DI EROI

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La storia sportiva, professionale, ma soprattutto umana di Alex Zanardi, deve essere raccontata. Bisogna far arrivare la sua forza di volontà e la sua tenacia a tutti, per renderci conto, specie in un momento storico come quello che stiamo vivendo, che la soluzione, nella vita, sotto ogni aspetto, c’è sempre.

Il bambino che realizzava i propri sogni

Per comprendere quale fosse il sogno nel cassetto del piccolo Alex, basta aprire la sua carta d’identità. Nato il 23/10/1966; Comune di nascita: Bologna, capoluogo emiliano. E se nasci in Emilia, il tuo sogno è molto probabilmente quello di fare il pilota. È come se ti appartenesse un gene particolare. E come la maggior parte dei bambini emiliani che inseguono il grande obiettivo, Alex inizia con i Kart.

Prima solo con gli amici, poi il primo campionato, categoria 100cc. Si posiziona al terzo posto, con un mezzo inferiore agli altri e con il solo padre meccanico. Quindi le prime gare internazionali, i primi successi italiani, e nel 1987, il primo successo europeo, categoria 135cc. Avrebbe potuto lo stesso anno portarsi a casa un altro campionato internazionale, nella categoria 100cc. Ma in una gara a Goteborg, in Svezia, venne speronato all’ultimo giro. Kart in ghiaia, sorpasso inevitabile di un giovane pilota tedesco fino a quel momento terzo, che vincerà poi il campionato. Primo gesto simbolico della storia sportiva di Alex: non se ne va indispettito, magari slacciandosi il casco con rabbia o lanciando i guanti il più lontano possibile. Si mette dietro il Kart e inizia a spingerlo verso il traguardo. Prova comunque a concludere la gara.

Il Controverso rapporto tra Alex e la Formula 1

Dopo i successi ottenuti con i kart, parte la trafila nelle formula minori. F3 italiana, Formula 3 e Formula 3000. Mancò di quest’ultima il titolo nel 1991, ma fu comunque premiato alla cerimonia dei caschi d’oro dal settimanale Autosprint come miglior pilota italiano dell’anno. Esordì infatti anche in Formula 1, al volante della Jordan, nelle ultime tre gare della stagione, dove nonostante nessun test preliminare poiché impegnato con la Formula 3000, riuscì a fare meglio delle aspettative. L’anno successivo però non riuscì per motivi economici delle scuderie con cui entrò in trattativa a trovare spazio per correre, se non per altre 3 gare come sostituto con la Minardi.

Nel 1993 inizia finalmente una stagione dall’inizio, con la Lotus, con cui ottenne i primi punti mondiali nel GP del Brasile, concludendo gli ultimi giri con una sola mano per via di un infortunio durante la gara. Tenacia, grinta e passione. Ma non riuscì ancora a compiere tutte le gare in calendario. In Belgio infatti le sospensioni della sua vettura non ressero, e volò a più di 200 km/h contro le barriere. La notevole forza che si scaricò sulla sua schiena durante l’impatto lo portò a essere alto 3 cm in più. L’anno successivo, ancora per scelte puramente economiche della scuderia, rimane senza “volante”. Deciderà di spostarsi negli USA, e proprio grazie ai successi ottenuti oltreoceano, tornò nel 1999 in Formula 1 con la Williams. Trovò però strutture meccaniche molto differenti sia rispetto le vetture statunitensi, sia rispetto quelle degli anni passati. Stagione molto travagliata, molti i ritiri. Inevitabile la fine della storia d’amore tra Zanardi e la Formula 1, che probabilmente non è mai iniziata a tutti gli effetti.

L’incidente

15/09/2001, Lausitzring, Germania. Appuntamento europeo per la CART. È questo il campionato statunitense dove Zanardi corse le stagioni dal 1996 al 1998, prima del rientro in Formula 1, vincendo il titolo nel ‘97 e nel ‘98. Durante l’esperienza americana si contraddistinse per lo stile di guida molto esuberante e aggressivo, che trovò la sua massima espressione nel sorpasso alla famosa curva del cavatappi di Laguna Seca, oppure quando dopo un contatto a Long Beach si ritrovò nelle ultime posizioni, ma con una grande rimonta e con l’incitamento del pubblico, portò a casa una vittoria sensazionale. Al rientro nel 2001, la stagione iniziò con diversi problemi. Difficoltà nel trovare il giusto assetto, errori di strategia, inconvenienti tecnici. Alex arriva all’appuntamento tedesco con un quarto posto come miglior risultato, ma fiducioso di poter far meglio. Parte 22esimo, e riesce in una delle sue rimonte, prendendosi la prima piazza. Si arriva però al 143esimo giro. Rientra nel box, con le telecamere dell’ESPN che lo seguono. Pit Stop e ripartenza, e le telecamere che si spostano in pista. Pochi secondi però, perché Zanardi subito dopo essere rientrato sul tracciato perde il controllo della sua vettura.

Si dice perché molto nervoso dato che quella sosta ai box non doveva essere fatta, e che abbia spalancato il gas con troppa foga. Si dice anche che la causa dello slittamento fosse riconducibile a dell’acqua o dell’olio in quella zona di pista. Le telecamere tornano su di lui, e inquadrano lo scontro. Un’esplosione di detriti. La forza dell’impatto causa l’amputazione immediata degli arti inferiori. Viene soccorso dallo staff medico della CART, ma sembra ci sia poco da fare. Riceve l’estrema unzione prima di essere messo sull’elicottero che lo porterà all’ospedale di Berlino. Dopo quattro giorni di coma farmacologico, sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni, Alex Zanardi lascia l’ospedale. Tenacia, grinta e passione.

La nuova vita di Alex

Lausitzring, 2003. Zanardi torna nella pista dove rischiò la vita, e compie il secondo gesto simbolico della sua vita sportiva. Come 16 anni prima con i Kart, Alex vuole chiudere la gara. Con un’auto appositamente modificata per lui, realizza gli ultimi 13 giri che non riuscì a compiere nel 2001. E lo fece con ottimi tempi. È solo l’inizio, il nuovo inizio. Nel 2005 torna a vincere una gara automobilistica nel Mondiale Turismo e vince il Campionato Italiano Superturismo, a soli 4 anni dall’incidente del Lausitzring.  Il suo nome però non si associa solo al mondo dell’automobilismo.

Infatti Alex si avvicina alle manifestazioni per atleti disabili, specializzandosi nel paraciclismo, dove corre in Handbike. Nel 2007 partecipa per la prima volta alla maratona di New York, per poi vincerla nel 2011 stabilendo il record di tempo impiegato per la categoria handbike, e ripeterà vittoria della maratona e nuovo record anche a quella di Roma nel 2012. Nello stesso anno prende parte ai giochi paralimpici di Londra, dove vincerà due medaglie d’oro e una d’argento. Passa il tempo, non cambiano i risultati. Paralimpiadi di Rio del 2016: due ori e un argento. Presenza fissa ai mondiali su strada, con la sua handbike conquista, tra il 2011 e il 2019, dodici ori, cinque argenti e un bronzo. Tutti questi successi sempre accompagnati dal suo sorriso e dalla sua autoironia.

La sua gioia di vivere

Questo rende grande Zanardi, il suo infondere sempre positività, il suo continuare a lottare per nuovi obiettivi nonostante tutto il suo trascorso e nonostante abbia già dimostrato abbastanza quanto sia forte, emotivamente e fisicamente. Il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht disse: “beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Ecco, se Brecht avesse avuto l’opportunità di condividere la sua esistenza con quella di Alex, lui stesso potrebbe desiderare di avere esempi da seguire come questo, un eroe straordinario nel fare cose straordinarie con assoluta normalità. Lo potrebbe aiutare sentire la canzone dedicata a Zanardi e realizzata da due grandissimi della scena musicale italiana, Roberto Vecchioni e Francesco Guccini, “Ti Insegnerò A Volare”, carica di emozione e significato, come Alex. Proprio questi termini riassumono quello che è stato il terzo gesto simbolico della vita di Zanardi. Premiazione caschi d’oro 2001. La cerimonia si sta concludendo, sul palco i presentatori e quel ragazzo tedesco che 14 anni prima vinse il campionato europeo di Kart, categoria 100cc, dopo che Alex fu mandato fuori pista. Il suo nome è Michael Schumacher, che nel 2001 vinse il mondiale di Formula 1 con la Ferrari, e non solo quello con la rossa di Maranello. Manca l’ultimo premio, viene annunciato e partono le immagini.

Alex arriva in sedia a rotelle, con a fianco il Dottor Costa, altra figura celebre nel mondo dei motori, che lo ha seguito nel lungo calvario. Non è passato molto tempo dall’incidente. Dalla sala arriva un’ovazione assordante, e Alex, oltre all’abbraccio di Michael che poi si defila per lasciargli lo spazio che merita, riceve l’affetto del pubblico. Alex già da tempo sapeva che avrebbe voluto dare qualcosa lui agli altri.  Aiutato dal Dott. Costa, si alza in piedi. Altra ovazione e tutti in lacrime. Passano interminabili secondi di commozione, e proprio Alex prende la parola. Prima ringrazia, e poi rende chiaro che l’alzarsi dalla sedia a rotelle è solo il primo passo. Tenacia, grinta e passione.